La via dell'acqua
| mappa | profilo altimetrico | tracce e waypoint GPS |
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| Lunghezza totale | Km. 12,4 (+6,8) | |
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| Dislivello totale | mt. 51 | |
| Tempi di percorrenza | 1h 30'(+1h 00') | 4h 00'(+1h 30') |
| Difficoltà | medio-bassa (+alta) | |
L'acqua caratterizza questo percorso che partendo dal Primo Rifugio arriva a toccare importanti e copiose sorgenti come quelle del Vivo. È caratterizzato da un tracciato lungo 12.4 km piuttosto articolato (con la "Variante del Vivo", sommando andata e ritorno, si arriva a 19.2 km) di difficoltà "medio/alta" che si snoda prevalentemente in aree boscate sul versante della montagna che guarda l'abitato di Vivo d'Orcia. Lungo il percorso, oltre alla Fonte di Capovetra, altra sorgente nei pressi della quale c'è un'area di sosta attrezzata, si trovano anche curiosi ed evocativi macigni ("Sasso Porta" e "Sasso dei Merchi"). Il tracciato, dopo aver superato un dislivello complessivo di circa 745 m si conclude presso il Museo minerario.
Sasso dei Merchi / Sasso Porta
L'area su cui sorge il paese di Vivo d'Orcia, come tutto il Monte Amiata, è stata caratterizzata dai fenomeni vulcanici che si sono protratti sino a circa 290.000/180.000 anni fa. Molte formazioni rocciose originate dalle colate vulcaniche hanno assunto particolari conformazioni. È il caso di "Pietra Porta", masso caratterizzato da una fenditura che lo attraversa da parte a parte come la serratura di una porta, o della "Seggiola del Diavolo", masso isolato a forma di un trono. Molti di questi macigni, grazie alle loro imponenti dimensioni o alla particolare conformazione, sono stati storicamente utilizzati come termini di confine. È il caso del "Sasso degli Albinelli" e del "Sasso dei Merchi" sui quali sono ancora oggi visibili delle iscrizioni.
Le sorgenti
Le eruzioni hanno sovrapposto alle rocce plioceniche come a quelle di formazione precedente, uno strato di lava che solidificandosi ha originato una roccia nera porosa di origine trachitica, nota con il nome di "peperino". Caratterizzata da molteplici fratture permette l'infiltrazione di acqua piovana in profondità dando così origine a numerose sorgenti e depositi di acque termali. È per questa ricchezza di acqua (oltre 200 litri al minuto) che le sorgenti del Vivo vennero scelte per risolvere la cronica mancanza di acqua di cui la città di Siena soffriva, attraverso la costruzione di un acquedotto di circa 140 Km inaugurato nel 1931. Ancora oggi, a distanza di oltre 70 anni, questo ponte di collegamento idrico riveste una importanza fondamentale per gran parte della Provincia di Siena. Sempre grazie a queste acque, presso Vivo d'Orcia, è possibile godere del laghetto e della cascatella formatasi lungo il corso dell'omonimo torrente. Lungo il percorso si incontra inoltre il Rifugio Capoverta che con la sua area attrezzata e l'omonima fonte costituisce un piacevole luogo di sosta.
L'Ermicciolo
Eremo sorto all'inizio del XII secolo al centro di un magnifico castagneto, l'Ermicciolo è una chiesetta romanica con rifacimenti ottocenteschi e suggestive decorazioni, a colonnette nella facciata e ad archetti pensili nell'abside. È inoltre utilizzato come tomba di famiglia dai Cervini.
I seccatoi e la castagna
I seccatoi sono strutture divise in due piani da un graticcio di pali poggiato su travi con una porta di accesso al piano inferiore e due finestrelle e un apertura sul piano superiore dove venivano caricate le castagne. Questi avevano lo scopo di seccare questo frutto attraverso l'accensione di un fuoco lento nel piano inferiore che andava mantenuto per circa una ventina di giorni. Questo frutto molto richiesto nel periodo autunnale (da consumarsi come caldarroste) rappresentava, un tempo, l'unico alimento per il sostentamento delle famiglie della montana. Il frutto, infatti, una volta essiccato veniva portato con l'asinello al mulino per essere macinato e produrre così la farina che sarebbe servita per fare la polenta di farina di castagna, piatto che non mancava mai nella tavola delle famiglie amiatine e che oggi è diventato un piatto tipico della zona.




1h 30'
4h 00'